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 I Celti in Italia

Con il nome di Celti si intende quel insieme di popoli che nel corso del primo millennio a.C. occuparono il cuore dell'Europa, spingendosi tra il V e il IV sec. a.C. nelle isole britanniche, nelle regioni centro settentrionali dell'Italia, nei Balcani e perfino in Asia Minore, portando i loro eserciti in tutti i paesi del Mediterraneo, anche come mercenari, affermando l'immagine di un popolo di grandi guerrieri.

Organizzati in tribù più o meno numerose, questi popoli non raggiunsero mai una vera unità politica, anzi erano spesso spesso in lotta tra loro e questo gli impedì di creare un unico grande "impero celtico".

Accomunati da affinità linguistiche, culturali e religiose erano noti presso i greci come Keltoi e Galati, mentre presso i latini come Galli e Celtae, Cesare aprendo il De Bello Gallico, fa del termine Galli il sinonimo di Celti.

"qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur"

"nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli"

(Caio Giulio Cesare De Bello Gallico I, 1)

L'ORIGINE INDOEUROPEA    
Gli antenati del celti, sono definiti dagli studiosi Indoeuropei, giunsero nel nostro continente a ondate successive tra il 3.500 e il 1.500 a.C. dalle regioni centrali dell'Asia attraverso il Medio Oriente.
Dagli Indoeuropei derivano tra le altre anche le popolazioni germaniche, baltiche, greche, venete e italiche, accomunate ancora oggi da forti analogie linguistiche.

LA CULTURA DI GOLASECCA  
Già dal XII sec. a.C. nel Canton Ticino e nelle regioni nord occidentali dell'Italia (Piemonte e Lombardia) si sviluppa una cultura detta di Golasecca, che discende direttamente dalla cultura dei campi di urne.
Queste genti parlano una lingua celtica, detta Leponzio, ai leponzi è attribuita la più antica iscrizione in lingua celtica (Iscrizione di Prestino VI sec. a.C.) di tutta l'Europa.

LA CULTURA DI HALLSTATT 
Prende il nome dalla località Austriaca di Hallstatt, dove sono state scavate più di mille tombe, riferite a comunità che gravitavano intorno alle miniere di sale, materia prima di strategica importanza per la conservazione del cibo.
Questa fase della storia dei celti, a partire circa dall'VIII sec. a.C. rappresenta un momento di grande splendore, caratterizzato dall'affermarsi di una classe aristocratica principesca, la cui ricchezza è testimoniata dalle fastose sepolture a tumulo, e dai preziosi corredi, costituiti da manufatti del miglior artigianato locale o importati dal mondo mediterraneo.
Sono proprio i commerci, con la colonia greca di Massalia (oggi Marsiglia), e quelli attraverso le alpi con la penisola Italiana, che uniti l'abilità degli artigiani celti nella lavorazione del ferro (soprattutto armi, tale da assicurare il predominio sulle popolazioni concorrenti), che rappresentano la base della ricchezza e del benessere che caratterizza questa fase.

LA CULTURA DI LA TENE  
Il massimo momento di splendore si registra a partire dal VI sec. a.C. ed è identificato dalla fase culturale detta Lateniana (dal sito archelogico svizzero di La tene), caratterizzata da un artigianato di altissimo livello.
A questa fase di benessere corrispondono le spinte migratorie e di espansione militare che in questi secoli vedono la massima estensione delle aree influenzate dalla presenza di popolazioni celtiche.
La superiorità militare porta i celti ad espandersi in tutto l'atlante europeo, si insediano nelle Regioni Danubiane, nei Balcani attraversano la penisola ellenica portando guerra e saccheggi, giungono fino in Asia Minore stanziandosi in quell'area che oggi si chiama Galazia e che proprio da Galli ha preso il nome.

LA PRESENZA IN ITALIA
Già presenti dal XII sec. a.C., a nord del fiume Padus (l'attuale Po), si insediano le tribù celtiche degli Insubri, considerati eredi diretti dei precedenti Celti Golasecchiani, qui fondano Mediolanium (oggi Milano) e ne fanno la loro capitale.
I Cenomani occupano l'area sud occidentale del Vento, ad essi è attribuita la fondazione di Brixia (oggi Brescia).
Tra il V e il IV sec. a.C. Anari, Boi, Lingoni e Senoni, calano nel territorio italiano con pesanti migrazioni, attratti dalla disponibilità di terre ricche e fertili da coltivare.
Si scontrano per primi con gli Etruschi, insediandosi nei territori della Pianura Padana, a sud del Po e segnando l'inizio del crollo dell'egemonia etrusca che durava secoli.
Secondo Plinio [Naturalis Historia, III, 115] centododici tribù di Galli Boi si stanziano nella zona emiliana a sud del Po, fino alla Romagna e al delta del fiume, che viene occupato dai Galli Lingoni.
Nel 386 a.C. guidati da Brenno, i Galli Senoni, giungono fino a Roma, e dopo aver sgominato l'esercito romano sul fiume Allia, assediano e saccheggiano la città per mesi lasciandola solo dopo il pagamento di un riscatto in oro.
Lungo la Costa Adriatica il domino dei Galli Senoni si estende in Umbria e nelle Marche, un tempo territorio di Umbri e Piceni, la città di Senigallia porta nel nome il ricordo di un passato celtico, Sena Gallica, città dei Galli Senoni.
Ad Ancona importante scalo commerciale, sotto il controllo dei Tiranni di Siracusa, si imbarcavano mercenari celti impiegati contro i Greci nel bacino del Mar Adriatico ed anche in funzione antiromana.
L'impiego dei Senoni come mercenari e la loro posizione favorevole per il controllo delle merci in transito dalla zona medio adriatica verso l'entroterra hanno fatto la fortuna dei Galli Senoni, ricchezza testimoniata dal pregio dei corredi funebri rinvenuti nei numerosi contesti di scavo dell'area.

LE TRACCE CELTICHE NEI TOPONIMI
La secolare presenza di popolazioni celtiche sul territorio dell'Italia centro settentrionale ha lasciato evidenti tracce nei nomi di città, fiumi, laghi e montagne, nel cui toponimo è possibile individuare una possibile origine celtica.
Quello che segue è un elenco di località fondate o frequentate da popolazioni celtiche.

Belluno (BL) Belunum, Belo-Dunum
Bobbio (PC) Bobium
Bologna (BO) Bononia
Brescello (RE) Brixellum
Brescia (BS) Brixia, Brica, Briga
Cesena (FC) Caesena, Sena
Como (CO) Comun
Lecco (LC) Leucum, Lech, Loch
Lomello (PV) Lamellum, Laevum Mellum
Milano (MI) Mediolanum, Medhelan, Mediolanion
Novara (NO) Novaria
Recco (GE) Ricina, Recina
Senigallia (AN) Sena Gallica
Torino (TO) Augusta Julia Taurinorum, Taurasia
Treviso (TV) Tarvisium
Vercelli (VC) Vercellae, Vergellae

LE TRACCE CELTICHE NELLA LINGUA ITALIANA
Delle antiche lingue galliche si conosce ben poco, non vi sono testi scritti in lingua celtica, se non poche iscrizioni, presso i celti infatti il sapere era trasmesso oralmente.
Sono gli autori classici, greci o latini da cui possiamo attingere le informazioni di cui oggi disponiamo.
Tra questi ricordiamo Cesare, Varrone, Columella, Plinio, Marziale, ed in particolare, perchè originari della Gallia Cisalpina, Virgilio, Catullo, Plubio Valerio Catone e Livio.
Alcuni studiosi moderni si sono dedicati alla ricerca nelle parole latine di una probabile origine celtica, tra questi segnaliamo il lavoro svolto da Maria Luisa Porzio Gernia che in "Gli elementi celtici del latino" elenca oltre cento lemmi latini di sicura (o molto probabile) ascendenza gallica, attestati nelle fonti classiche.

baciare - basiare - basium (in Catullo)
braghe - bracae - braca (in Lucillo) probabilmente di origine germanica, poi passata nel celtico
camicia - camisa
carro - carrus
paiolo - parium (recipiente)
sapone - sapo - saponis (in Marziale e Plinio)

LE TRACCE CELTICHE NEI DIALETTI
Se nella lingua italiana è possibile individuare un certo numero di termini riconducibili ad un'origine celtica, è nei dialetti parlati nelle zone anticamente popolate da queste genti, che si nasconde il vasto patrimonio di termini che è giunto oggi fino a noi.
Nelle province dell'impero romano la lingua ufficiale era il latino, utilizzata dagli amministratori, nei documenti ufficiali, e nei tribunali, ma non dal popolo che ha continuato a parlare per secoli i dialetti celtici originari, soprattutto nelle zone rurali.
E' sulla base di questo "sostrato celtico" che si sono sviluppate le parlate dialettali dei giorni nostri, tant'è che molti dialetti dell'Italia settentrionale sono definiti, da alcuni linguisti, come "gallo-italici", contengono infatti molti termini e regole grammaticali presenti nelle antiche lingue galliche.

 

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